Tumore al cervello: una nuova possibile strategia per combatterlo

Cervello umano - Foto di Miranda KnoxLa ricerca italiana ha scoperto come, bloccando una molecola chiamata S1P, si potrebbe diminuire l’aggressività del glioblastoma e renderlo più ricettivo alle terapie.

Il gruppo di ricerca coordinato da Laura Riboni, del Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale dell’Università degli Studi di Milano, ha scoperto come una molecola di derivazione lipidica, chiamata Sfingosina-1-fosfato (S1P), sia in grado di promuovere la capacità di moltiplicarsi delle cellule tumorali del glioblastoma.

Il glioblastoma è il tumore al cervello più comune e più aggressivo negli adulti. I pazienti ai quali viene diagnosticato hanno sopravvivenza media intorno ai 12-16 mesi.

All’interno di queste forme tumorali si nascondono delle cellule particolari, chiamate cellule staminali del glioblastoma. Queste cellule sono simili alle nostre comuni staminali neuronali, ma hanno acquisito nel tempo delle modifiche a livello dei geni che le rendono promotrici del tumore cioè sono in grado di dar vita e mantenere in vita il glioblastoma e di evadere le terapie tumorali tutt’oggi conosciute.
I ricercatori lavorano proprio contro queste cellule: cercano nuovi farmaci e nuove molecole in grado di contrastarle.

Lo studio italiano ha dimostrato come la capacità di dividersi e accrescersi delle cellule staminali del glioblastoma dipenda in parte dalla molecola S1P.
Questa molecola, presente nell’ambiente circostante le cellule staminali del glioblastoma, è in grado di legarsi a particolari recettori di membrana e di attivare dei meccanismi che rendono le cellule stesse più aggressive.
In particolare il team di ricerca, confrontando diverse cellule staminali del glioblastoma, ha osservato che le cellule che si moltiplicavano più in fretta erano anche quelle che producevano più Sfingosina-1-fosfato (S1P) e che erano in grado di rilasciarla nel microambiente.

Ulteriori analisi hanno portato alla conclusione che esiste un meccanismo che si autoalimenta e che permette alle cellule staminali del cancro non solo di rispondere agli stimoli di crescita portati da S1P, ma anche di produrre S1P, estruderlo all’esterno e renderlo così messaggero di attivazione tumorale per altre cellule staminali e per loro stesse.

Questo meccanismo permette non solo l’accrescersi del tumore, ma anche il mantenimento delle cellule staminali del cancro.

Lo studio apre la strada ad una nuova strategia per bloccare la crescita del glioblastoma.

La strategia proposta dai ricercatori prevede l’uso della molecola FTY20 che ha una struttura simile alla molecola S1P ed è quindi in grado di legarsi agli stessi recettori di membrana delle cellule staminali del glioblastoma. Il loro legame però non dà luogo ad attivazione, ma fa sì che i recettori vengano degradati e quindi che non siano più accessibili all’S1P che non può più svolgere la sua funzione onco-promotrice.

Queste osservazioni, pubblicate su Glia, sono molto importanti in un contesto di ricerca in campo oncologico rivolto a delucidare i meccanismi con cui i tumori si mantengono ed alimentano, e soprattutto, una volta trovati, a individuare una strategia per contrastarli.

Fonte

Marfia, G., Campanella, R., Navone, S. E., Di Vito, C., Riccitelli, E., Hadi, L. A., Bornati, A., de Rezende, G., Giussani, P., Tringali, C., Viani, P., Rampini, P., Alessandri, G., Parati, E. and Riboni, L. (2014), Autocrine/paracrine sphingosine-1-phosphate fuels proliferative and stemness qualities of glioblastoma stem cells. Glia, 62: 1968–1981. doi: 10.1002/glia.22718