Prevenzione dell’allergia alle arachidi nel bambino

allergia alle arachidi - NEJMQuando e come introdurre o evitare le arachidi nella dieta del bambino: i ricercatori fanno il punto sulle strategie più efficaci per prevenire lo sviluppo dell’allergia alle arachidi nei più piccoli.

I casi di allergia alle arachidi sono raddoppiati tra i bambini occidentali nell’arco degli ultimi 10 anni. Questa allergia si sviluppa precocemente ed è raro potersene liberare.
Nella dieta dei neonati, delle donne in gravidanza e durante l’allattamento viene generalmente consigliato di evitare alcuni cibi particolarmente allergizzanti, tuttavia gli studi in cui gli allergeni alimentari sono stati eliminati dalla dieta hanno avuto risultati fallimentari in termini di prevenzione delle allergie.

I dati emersi da alcune ricerche scientifiche mettono in evidenza che la strategia migliore per prevenire le allergie alimentari potrebbe essere l’esposizione precoce all’alimento allergizzante.

Un team di ricercatori inglesi ha condotto uno studio, pubblicato sulla rivista NEJM (The New England Journal of Medicine), che ha permesso di chiarire come una precoce introduzione di alimenti contenenti arachidi nella dieta dei bambini possa ridurre la frequenza nello sviluppo dell’allergia tra i soggetti ad elevato rischio e possa modulare la risposta immunitaria nei piccoli pazienti.

Lo studio randomizzato ha coinvolto 640 bambini tra i 4 e gli 11 mesi di età; tra i soggetti idonei per lo studio, al prick test iniziale 530 risultavano negativi e 98 erano positivi. Alle valutazioni cliniche iniziali ne sono seguite altre a 12, 30 e 60 mesi, accompagnate da frequenti interviste telefoniche ai genitori.
A 60 mesi di età (5 anni), tra i 530 bambini inizialmente negativi, il prick test ha evidenziato allergia alle arachidi nel 13,7% tra coloro che non consumavano l’alimento e nell’1,9% tra coloro che avevano arachidi nella dieta. La differenza dell’11,8% nel rischio rappresenta una riduzione dell’86,1% della prevalenza di allergia alle arachidi.
Mentre dei 98 bambini inizialmente positivi al test cutaneo, a 5 anni di età la prevalenza di allergia era del 35,3% nel gruppo che non aveva arachidi nella dieta e del 10,6% nel gruppo che le consumava abitualmente. La differenza del 24,7%  rappresenta una riduzione relativa del 70% della prevalenza di allergia alle arachidi.
All’età di 5 anni, le analisi hanno evidenziato un aumento dei livelli di anticorpi specifici IgE nel gruppo senza l’alimento nella dieta mentre nel gruppo consumatore di arachidi è stato osservato un aumento dei livelli di anticorpi specifici IgG e IgG4. Questi dati rispecchiano i cambiamenti immunologici visibili nell’immunoterapia.
Inoltre nel gruppo senza arachidi nella dieta, sebbene i livelli di IgE fossero molto alti, gli elevati livelli di IgG4 risultavano associati all’assenza di reazioni allergiche. Ciò indica che le IgG4 sono associate ad un effetto protettivo contro lo sviluppo di allergia alle arachidi.
Analisi in vitro hanno mostrato tuttavia che le IgG4 specifiche inibiscono l’attivazione dei basofili in risposta agli allergeni specifici.

Si è evidenziato un pomfo più largo nel prick test e un rapporto più basso tra IgG4 e IgE nei casi di allergia alle arachidi.

L’esposizione ambientale precoce alle arachidi (tramite test cutanei) può causare sensibilizzazione mentre la precoce esposizione orale all’alimento può condurre a tolleranza.

Infatti, nel corso dello studio Learning Early about Peanut Allergy (LEAP), i ricercatori hanno osservato che il rischio di sviluppare allergia alle arachidi era molto più elevato nei bambini ebrei residenti in Inghilterra rispetto ai bambini israeliani. Questa differenza era dovuta al fatto che nel Regno Unito i bambini non consumavano alimenti contenenti arachidi almeno fino al primo anno di vita mentre i piccoli israeliani iniziavano già verso i 7 mesi di età.

L’introduzione precoce delle arachidi nella dieta infantile potrebbe essere una strategia per prevenire lo sviluppo dell’allergia.

Le indagini proseguiranno: ai soggetti coinvolti negli studi precedenti verrà chiesto di eliminare dalla dieta gli alimenti contenenti arachidi per un anno. Lo scopo sarà valutare se il consumo continuativo di arachidi è necessario per mantenere la tolleranza all’alimento cioè se i bambini rimarranno protetti dallo sviluppo dell’allergia anche interrompendo per lungo tempo il consumo di arachidi.

Prick test

Il prick test è un’indagine allergologica cutanea utile per la diagnosi rapida delle allergie a inalanti e alimenti. E’ un test diagnostico sicuro, veloce e generalmente ben tollerato anche dai bambini.
Il test valuta l’infiammazione causata da una specifica sostanza. Si esegue solitamente sulla pelle dell’avambraccio dove vengono depositate piccole gocce di allergene purificato in corrispondenza delle quali viene praticata una piccola incisione con una lancetta monouso (come una puntura di spillo) in modo che l’allergene possa penetrare attraverso la cute. Di solito vengono testati più allergeni e l’istamina è usata come controllo positivo.
La lettura del test, fatta dopo circa 20 minuti, consiste nell’osservazione della reazione cutanea (pomfo misurabile in mm) in corrispondenza di ogni singolo allergene depositato precedentemente sulla pelle. In caso di reazione positiva, il pomfo (rosso e pruriginoso come una puntura di zanzara, ha la durata di circa un’ora) viene osservato, misurato e confrontato con il pomfo dell’istamina.

Immunoterapia orale

Le allergie alimentari interessano circa 17 milioni di Europei, soprattutto bambini e, allo stato attuale, non ci sono cure efficaci. L’immunoterapia orale promette di risolvere o attenuare le allergie attraverso la desensibilizzazione dagli allergeni mediante una graduale esposizione ad essi per somministrazione orale.
I risultati degli studi sull’immunoterapia orale nei bambini non provano l’efficacia del trattamento per risolvere l’allergia alimentare, mettono tuttavia in luce una iniziale risposta positiva alla terapia seguita da una ripresa dei disturbi allergici pochi mesi dopo aver interrotto il trattamento.

Arachide

Arachis hypogea L. è una pianta erbacea annuale con radice fittonante, fusto diritto o strisciante alto fino a 80 cm con rami pelosi. Foglie alterne, lungamente picciolate con stipole accuminate, paripennate, con due coppie di foglioline laterali ovate, glabre o pelose sul margine. I fiori ermafroditi all’ascella delle foglie basali, hanno calice tubuloso e corolla papilionacea di colore giallo. L’ovario è supero, uniloculare con più ovuli, va verso il terreno portato da un lungo ginoforo. Il frutto è un legume oblungo, reticolato, strozzato tra i semi che sono in numero variabile da 1 a 4. Il frutto matura sottoterra. La droga è costituita dai semi che, liberati dal tegumento, ridotti in farina e pressati, forniscono un olio usato come solvente ed eccipiente. L’olio di arachidi contiene acido oleico (dal 42 al 73%) e acido linoleico (dal 13 al 34%) in percentuali che lo rendono apprezzabile per uso alimentare, acido arachidonico (dall’1,3 al 2,5%) e acido lignocerico (dall’1,2 al 2,5%).
I semi vengono usati nell’alimentazione umana e animale anche interi (dopo tostatura) e come pasta – burro di arachidi.
Oltre all’elevato contenuto lipidico, i semi di arachide sono ricchi di proteine (come la niacina – vitamina PP o vitamina B3) e sostanze antiossidanti (acido 4-cumarico o p-cumarico – polifenolo).

Allergia alle arachidi

Gli allergeni principali nei semi di Arachis hypogea sono tre proteine (Ara h1, Ara h2, Ara h3) termostabili – stabili al calore, perciò rimangono nell’alimento anche dopo i processi di tostatura e di cottura.
L’allergia alimentare alle arachidi si manifesta nei primi anni di vita ed è difficile potersene liberare. Si tratta della terza causa di allergia dopo latte e uova.
La reazione allergica si verifica soprattutto per ingestione (può avvenire anche per contatto o inalazione) nell’arco di pochi minuti con sintomi come orticaria, rossore o gonfiore cutaneo, prurito alla bocca e nella gola, problemi gastrointestinali, mancanza di respiro o affanno, shock anafilattico.

Una allergia alimentare determina la risposta immunitaria verso l’antigene (risposta anticorpale: con anticorpi o immunoglobuline; risposta cellulo-mediata: linfociti) mentre una intolleranza alimentare non coinvolge il sistema immunitario.

Nei casi di intolleranza alimentare alle arachidi si hanno solitamente sintomi lievi che interessano spesso l’apparato gastrointestinale come indigestione o dolori di stomaco.

Fonte

Randomized Trial of Peanut Consumption in Infants at Risk for Peanut Allergy – George Du Toit, M.B., B.Ch., Graham Roberts, D.M., Peter H. Sayre, M.D., Ph.D., Henry T. Bahnson, M.P.H., Suzana Radulovic, M.D., Alexandra F. Santos, M.D., Helen A. Brough, M.B., B.S., Deborah Phippard, Ph.D., Monica Basting, M.A., Mary Feeney, M.Sc., R.D., Victor Turcanu, M.D., Ph.D., Michelle L. Sever, M.S.P.H., Ph.D., Margarita Gomez Lorenzo, M.D., Marshall Plaut, M.D., and Gideon Lack, M.B., B.Ch. for the LEAP Study Team
N Engl J Med 2015; 372:803-813February 26, 2015 DOI: 10.1056/NEJMoa1414850

Assessing the efficacy of oral immunotherapy for the desensitisation of peanut allergy in children (STOP II): a phase 2 randomised controlled trial – Katherine Anagnostou, Sabita Islam, Yvonne King, Loraine Foley, Laura Pasea, Simon Bond, Chris Palmer, John Deighton, Pamela Ewan, Andrew Clark – The Lancet 2014 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(13)62301-6

STOPping peanut allergy: the saga of food oral immunotherapy – Matthew J Greenhawt – The Lancet 2014 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(13)62671-9

National Institute of Allergy and Infectious Diseases

Senatore F. – Biologia e botanica farmaceutica – Ed. Piccin 2004