Una luce sulla fine di Carsulae: i primi risultati del progetto di studio

Un moderno esacottero, con guida assistita da GPS, sta facendo un rilievo dall’alto del sito di Carsulae. Sarà utile per gli studi che si stanno svolgendo, rientranti nel progetto “Approccio multidisciplinare al sito archeologico di Carsulae, ai fini della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale”.

CarsulaeCon questi strumenti – tra cui anche il telerilevamento (o remote sensing) – ci si aspetta di giungere ad un’analisi ampia e dettagliata del territorio per evidenziare le strutture geologiche, le dinamiche geomorfologiche, le evidenze idrologiche (evoluzione nel tempo della rete idrografica in rapporto ad eventi naturali o antropici) e idrogeologiche, nonché le tracce archeologiche (da umidità, da vegetazione, da alterazione della composizione del terreno).

Nel corso della presentazione del progetto, che si è tenuta il 28 marzo scorso a Sangemini, sono emersi i primi risultati degli studi:

Massimiliano Gasperini co-responsabile della ricerca archeologica (Cooperativa ALIS) ha dichiarato: “gli studi stanno aprendo scenari nuovi sulla fine della città. Da essi, infatti, emerge che la fase di età repubblicana della città, quella iniziale quindi, è attualmente poco conosciuta, in considerazione del grande processo di monumentalizzazione di epoca augustea, che conferì un volto nuovo a Carsulae, essendo uno dei centri posti lungo la via Flaminia.
Uno dei fatti importanti che stanno venendo alla luce grazie ai recenti studi, riguarda la fase finale del sito, che sembra possibile collocare entro il IV sec. d.C., certamente non a causa di un terremoto, ma per graduale e spontaneo abbandono da parte degli abitanti, vista la pericolosità dettata dall’assenza di una cinta muraria difensiva”.

Marco Materazzi dell’Università di Camerino ha spiegato: “stiamo studiando il paesaggio e la sua evoluzione. Il territorio dove sorge la città è complesso ed è stato soggetto, sia in tempi geologici che nel recente passato, a processi geomorfologici di diversa tipologia e pericolosità (frane, processi carsici, variazioni del regime idrico ecc.).
Il problema principale resta quello della collocazione cronologica degli eventi ed in particolare stabilire quanto e se, questi, abbiano condizionato l’evoluzione della città nel periodo dell’occupazione antropica. Ma anche rilevare quanto tali eventi possano costituire un elemento di pericolosità per la gestione attuale e futura del sito archeologico.
Grazie all’effettuazione di rilievi ed indagini dirette, di analisi laboratoriali e all’utilizzo di tecniche specialistiche riusciremo, entro giugno, a dare delle risposte scientifiche a queste domande”.

Carla Bottari, coordinatrice del gruppo di studio per l’Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia ha spiegato: “la presenza di insediamenti umani a Carsulae è dovuta anche alle numerose falde acquifere presenti in loco”. L’INGV esclude un abbandono rapido del sito e la possibilità che un evento sismico abbia causato la fine della città: se si fosse verificato, infatti, le strutture ed in particolare l’anfiteatro della città non sarebbe arrivato intatto fino ai giorni nostri. “Con l’ausilio di droni – ha aggiunto Bottari – si procederà a creare un modello digitale del terreno, poi verrà eseguita un’indagine di tomografia elettrica per giungere alla conclusione delle ragioni dell’abbandono”.

Federico Varazi, geologo, direttore scientifico del Geolab e coordinatore ha ribadito: “Geolab ha molto a cuore questo progetto di ricerca scientifica, su questo importante sito archeologico. Sono molto onorato di coordinare questo gruppo di lavoro, che si sta avvalendo di avanzati strumenti d’indagine scientifica”. Varazi ha ringraziato il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio Mario Fornaci, per il contributo che la Fondazione dà alla cultura del territorio, il Comune di San Gemini e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, nella persona della dott.ssa Cristina De Angelis, per il loro patrocinio, la Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Università di Camerino, nella persona del professor Gilberto Pambianchi, l’INGV per la collaborazione e Giada Bagnetti che si è occupata di coordinare gli scavi.

Uno dei momenti clou dello studio consisterà nella tre giorni, aperta al pubblico e alle scuole e tenuta da esperti e ricercatori: “La storia della città di Carsulae in una goccia d’acqua” in programma per il 22, 23 e 24 maggio p.v. che si svilupperà intorno ad una serie di attività dimostrative, per lo più open air, strutturate come il racconto di un lungo viaggio, in stile narrativo. Si tratta di attività alternative alla lezione frontale che oltre a spiegare gli studi mostreranno alcuni degli strumenti utilizzati, tra cui proprio i droni.
La tre giorni si terrà ovviamente presso il Parco Archeologico di Carsulae (in collaborazione con la Cooperativa ACTL e la Cooperativa ALIS), con la supervisione dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dell’Università di Camerino – Scuola di Scienze e Tecnologie e della direzione scientifica del Geolab.
Il momento conclusivo dello studio si terrà a giugno: in esso saranno presentati i risultati della ricerca “Nuove prospettive per la tutela e valorizzazione del sito archeologico di Carsulae”.