Sigaretta elettronica: strumento per la riduzione del danno da fumo

Le ricerche concordano sul fatto che i vaporizzatori riducono il danno rispetto alle sigarette tradizionali. La Corte Costituzionale ha reso giustizia anche alla posizione degli esperti ritenendo ingiusta la supertassa sui vaporizzatori.

Agenzia Nazionale Prevenzione“Abbiamo collaborato alla realizzazione di un report – afferma il prof. Giacomo Mangiaracina, presidente dell’Agenzia Nazionale per la Prevenzione e direttore della rivista scientifica Tabaccologia – con vari esperti europei, attraverso una costante analisi della letteratura scientifica mondiale sull’uso dei vaporizzatori, che mostra evidenze sulla loro utilità nel ridurre il danno causato dalle sigarette tradizionali e nel trattamento del tabagismo“.

Sintesi dello studio:

Noti come “sigarette elettroniche” o “e-cigarette”, i vaporizzatori presentano diversità costruttive e includono vari prodotti con una variabilità dei componenti, delle emissioni e delle caratteristiche di utilizzo. In comune hanno un generatore di aerosol, un sensore di flusso, una batteria e un’allocazione per un contenitore di una soluzione con o senza nicotina (Brown & Cheng, 2014).

Le e-cigarette non bruciano tabacco ma vaporizzano un liquido contenente un gel micronizzato, solitamente glicole propilenico e glicerina, in una miscela al 70% e al 30%, nicotina (non sempre), aromi e altri additivi. Il liquido è contenuto in una cartuccia con annesso atomizzatore oppure, in alcuni modelli, in contenitori ricaricabili. Quando l’utilizzatore aspira dal bocchino, si attiva una resistenza che si scalda, vaporizzando e inalando il gel.

Più di 30 studi hanno analizzato i componenti del liquido e del vapore della e-cigarette, trovando che i principali composti sono: glicole propilenico (PG), glicerina e nicotina. PG e glicerina costituiscono circa il 95% del volume del liquido del vaporizzatore.

Il vapore della e-cigarette contiene un certo numero di composti potenzialmente nocivi, ma a livelli di gran lunga inferiori a quelli del fumo di tabacco; questi includono le  nitrosammine specifiche del tabacco, idrocarburi policiclici aromatici, formaldeide, acetaldeide, e acroleine, particolato fine e ultrafine, tracce di metalli pesanti come cadmio, piombo e nichel, particelle di silicato e minime quantità di alcaloidi come la miosmina, l’anatabina e l’anabasina.

La citotossicità dei liquidi contenuti nelle ricariche delle e-cigarette è stata testata in vari studi in cellule embrionali e adulte, ed è correlata al numero e alla concentrazione delle sostanze utilizzate per aromatizzare i liquidi, piuttosto che al contenuto di nicotina (Bahl et al., 2012).

Il vapore emesso da una e-cigarette espone le persone, che condividono una stanza con chi la utilizza, ai contaminanti, inclusa la nicotina, il microparticolato e le altre sostanze. La variabilità del contenuto dei prodotti, dei dispositivi e delle emissioni suggerisce che alcuni producono una esposizione a sostanze nocive di basso livello, mentre altri possono comportare rischi maggiori.

Complessivamente, i rischi per la salute appaiono di gran lunga inferiori a quelli causati della esposizione al fumo di tabacco in ambienti confinati.

L’uso dei vaporizzatori può aiutare alcuni fumatori a smettere, ma i trial hanno presentato lacune per una scarsa affidabilità del prodotto e della consistenza statistica ai fini di una prova robusta sulla efficacia nel trattamento del tabagismo.

Possono comunque incoraggiare la cessazione nei fumatori che non hanno intenzione di smettere e aiutare chi desidera smettere. Alla stregua dei prodotti in commercio sostitutivi della nicotina, sarebbero in grado di alleviare i sintomi dell’astinenza (Bullen e coll ., 2010; Eissenberg, 2010;. Vansickel e coll, 2010;. Dawkins e coll, 2012).

I vaporizzatori possono essere un’alternativa al consumo di sigarette tradizionali per chi non è in grado di rinunciarvi completamente o che non hanno avuto successo con i prodotti in commercio a base di nicotina, e garantirebbero pertanto un modo più sicuro di fornire nicotina, ma potrebbero aumentare il danno se utilizzate in associazione alle sigarette.

Sono emerse delle preoccupazioni sulla potenzialità dei vaporizzatori di divenire prodotti di passaggio per i giovanissimi incentivandoli a diventare dipendenti dalla nicotina a tempo indefinito, per poi passare alle sigarette tradizionali, e sul possibile coinvolgimento dell’industria del tabacco che potrebbe compromettere le azioni di prevenzione del tabagismo. Ma le scarse evidenze della letteratura scientifica ad oggi non permettono di sostenere queste preoccupazioni.

Sintesi delle Prove:

Non ci sono prove sul fatto che l’utilizzo dei vaporizzatori nel breve termine e l’esposizione indoor ai vapori possano arrecare gravi rischi alla salute. Tuttavia, gli effetti sulla salute a lungo termine non sono stati ancora valutati.

Sull’utilizzo terapeutico vi sono risultati incoraggianti a condizione che i vaporizzatori vengano gestiti da operatori sanitari specializzati nel trattamento del tabagismo e non affidati alla libera scelta del consumatore. Ampia validazione invece nella riduzione del danno.

Non vi sono prove convincenti per sostenere o confutare che le e-cigarette possano agire come un prodotto che favorisca il consumo di tabacco nei giovani o nelle persone che non hanno mai fumato.

Basandosi su prove scientifiche disponibili, nella redazione di norme di sicurezza e di tutela della salute, i regolatori devono sempre mettere a confronto l’uso dei vaporizzatori con quello delle sigarette tradizionali e di altri prodotti del tabacco i cui danni sono di gran lunga maggiori. Vanno comunque introdotte norme relative alla qualità dei prodotti, ai contenuti, alle emissioni e alle etichette, mentre i flaconi di ricarica contenenti dosi elevate di nicotina dovrebbero essere vietati o consentiti solo con la confezione “a prova di bambino”. La regolamentazione deve garantire che i rischi, a chi usa vaporizzatori di bassa qualità, siano ridotti al minimo e che il marketing rivolto ai ragazzi venga comunque impedito.